La manifestazione denominata RicercaBO viene da lontano, infatti trae spunto dalle riunioni che nell’immediato dopoguerra venivano fatte da scrittori tedeschi, tra cui futuri premi Nobel con Günther Grass e Heinrich Böll, i quali si riunivano per leggere tra loro e commentare sul campo brani di lavori inediti. La formula è stata ripresa dal Gruppo 63 fin dalla sua riunione iniziale a Palermo, e poi nelle quattro successive. Nel 1993, dovendo ricordare il trentennale dalla nascita del Gruppo, alcuni suoi esponenti, Nanni Balestrini e Renato Barilli, hanno pensato di dare nuova linfa all’iniziativa invitando alla lettura gli esponenti dell’ultima ondata, tra cui alcuni autori di prestigio destinati a riportare il Premio Strega negli anni successivi (Scarpa, Ammaniti, Piccolo, Lagioia). In quell’occasione venne assunto il nome programmatico di Ricerca, subito connotato dalla sigla automobilistica della città ospitante, che infatti era Reggio Emilia, da qui l’acrostico RicercaRE, con un sottotitolo ancor più indicativo, “Laboratorio di nuove scritture”. Questi incontri hanno senza dubbio un carattere sperimentale non adatto ad attirare il vasto pubblico, pertanto il Comune di Reggio Emilia licenziò l’impresa, passata in seguito non proprio a Bologna, anche se ne è venuta l’attuale sigla, RicercaBO, ma in un comune vicino, San Lazzaro di Savena, dove gli incontri si sono tenuti dal 2006 al 2014. Poi finalmente è venuta l’ora di prendere dimora proprio a Bologna, e nel centralissimo Auditorium Biagi della Sala Borsa, a cura non più di un ente pubblico, ma di una coraggiosa associazione privata, Le Macchine Celibi - BoArt, gestiti da Carlo Terrosi, con contributi finanziari della Fondazione del Monte. A garantire la continuità negli anni e negli scopi istituzionali è sempre presente Renato Barilli, ora coadiuvato da Niva Lorenzini e Gabriele Pedullà.